sabato 31 marzo 2012

Antares Cartesio 80/900



Ho acquistato nell'usato questo leggero rifrattore “entry level” per utilizzarlo come guida durante la fotografia a lunga posa. Ovviamente il telescopio nasce per l’osservazione astronomica vera e propria, quindi non mi sono lasciato sfuggire l’occasione per testarlo, non solo nel campo planetario (che dovrebbe essere quello a lui più congeniale, visto schema ottico e rapporto focale), ma anche nel deep sky. Prima di iniziare, voglio ricordare che il suddetto telescopio è fuori produzione da un po’ di tempo, quindi è reperibile ormai solo nell’usato.

-Diametro: 80mm (3,14”)
-Focale: 900mm
-Rapporto focale: f11,2.
-Schema ottico: doppietto Fraunhofer spaziato in aria tramite un anello nella cella.
-Peso: 2Kg con cercatore, barra e anelli di supporto.
-Focheggiatore: pignone/cremagliera con innesto da 31,8 mm.
-Cercatore: 6x24 con regolazione a quattro viti.
-Paraluce: a incastro.

Meccanica:
se dovessi riassumere la meccanica di questo telescopio in una parola, la parola sarebbe: “squallida”. La cella, il paraluce, il focheggiatore e il sostegno del cercatore, sono fatti in plastica.
Mentre per il paraluce e il sostegno del cercatore, la plastica è accettabile, per parti estremamente importanti come il focheggiatore e ancor di più la cella, tutto ciò diventa insostenibili.
Ruvido e impreciso, questo focheggiatore tende non solo a flettere, ma ad accentuare i difetti precedentemente descritti. Oltretutto, non presenta viti di blocco.
Il cercatore è affetto da forte luce diffusa e cromatismo evidente.Perciò, salvo pianeti, luna e stelle luminose, è inutilizzabile.
Dentro il tubo si trova un solo diaframma, un altro è situato all’interno del tubo del focheggiatore.

Ottica:
Questo doppietto spaziato in aria è privo di trattamento antiriflesso, cosa che lo penalizza (come vedremo) su soggetti deboli.

Star test:
Le figure di diffrazione hanno mostrato un cromatismo nella norma per un rifrattore f11,2. gli anelli sono abbastanza nitidi in intrafocale, ma tendono ad impastarsi in extra.
L’aberrazione più evidente era l’accentuato astigmatismo, ben visibile anche senza spingere con gli ingrandimenti. A 150x le stelle a fuco apparivano come nitide crocette, mentre si nota il classico cambio di asse nell’ovale delle figure di diffrazione passando da intrafocale ed extra. Aberrazioni come sferica e coma, o problemi come rugosità, tensioni o errori zonali, non sono stati da me rilevati.
La luce diffusa è presente ed accentuata, complice i pochi diaframmi interni.

Prova sul campo:

Ho usato il 66ED (66/400 mm) come telescopio di confronto montandoli insieme sulla Kenko.
Saturno: nonostante il 66ED, per star dietro all’Antares dovesse montare il barlow (televue 2x), le immagini che restituiva erano decisamente più luminose, contrastate e cromaticamente corrette dello spilungone. L’astigmatismo si sentiva e come, infatti, le immagini erano sempre un po’ impastate, indipendentemente dal seeing.
Luna: stessa cosa di sopra.
Non avere un trattamento antiriflesso penalizza molto l’Antares, tanto da annullare completamente il millimetro e mezzo in meno del 66ED
Nel deep sky la musica non cambia. L' osservazione degli ammassi aperti e delle nebulose è decisamente più piacevole nel 66ED, che, a differenza dell’80mm sfodera un fondo cielo scuro e stelle ad “punta di spillo”. La cosa deve far pensare, poiché è la dimostrazione di come nell’osservazione deep sky, non solo il diametro conta (parlando di telescopi di piccolo diametro ovviamente, con il crescere del diametro, crescono anche le variabili in gioco).

Conclusione:

senza dubbio il peggior telescopio mai acquistato, che, forse sarebbe stato accettabile fino a una decina di anni fa, ma non più oggi. Non ne consiglierei mai l’acquisto, salvo che non si cerchi un telescopio guida a prezzo ultrabasso, ma dopo averlo provato, credetemi… prendo più spesso a mente il termine “chi meno spende più spende”.

venerdì 20 gennaio 2012

Test Tecnosky 66ED




Gli obbiettivi ED (extralow Dispersion) prodotti, lavorati e intubati in Cina o a Taiwan, hanno in pochi anni invaso il mercato sotto forma di rifrattori apocromatici e semi-apocromatici dei più disparati diametri e rapporti focali, ormai reperibili a prezzi relativamente bassi.
Il Tecnosky 66ED è uno dei più piccoli rifrattori semi-apocromatici presenti sull’ormai sterminato mercato dell’astronomia amatoriale, e le sue potenzialità tecniche mi hanno spinto al suo acquisto come strumento “da balcone”.

Dati:

D: 66mm

F: 400mm

f:6

Obbiettivo: doppietto spaziato in aria con elemento in vetro ED in H-FK61

Focheggiatore: Cryford con demoltiplica 1:10

Innesto: 31.8mm

Paraluce: scorrevole

lunghezza: 31cm (paraluce ritratto)

Peso: 1.73 Kg

Meccanica :

L’intubazione è molto solida e curata, il focheggiatore cryford con demoltiplica non presenta giochi e possiede una perfetta scorrevolezza anche sotto carichi (relativamente) pesanti. oltretutto il corpo del focheggiatore posside una scala graduata, che può essere di aiuto per chi sceglie di farne un uso astrofotografico.
Mi lascia perplesso la scelta del costruttore di usare un focheggiatore da 31.8mm di grosso diametro e non uno da 50.8mm, decisamente meno limitativo in astrofotografia.
Il paraluce scorre in modo molto dolce sul tubo e quando è completamente ritratto lo strumento possiede una lunghezza di appena 31cm!
Una dozzina di diaframmi a scalino, uniti ad un ottima opacizzazione interna aiuta ad una miglior contenimento della luce diffusa.
Il telescopio possiede uno “zoccolo” in alluminio nero, con filettatura da ¼ per i treppiedi fotografici della larghezza di una staffa vixen, Il che ne permette un utilizzo semplice sia su treppiedi leggeri che su montature.

Star test:

Le figure di diffrazione sono simili, tuttavia in extrafocale si nota un immagine più impastata con un rinforzo dell’anello esterno, sintomo di aberrazione sferica.
Quest’aberrazione tuttavia è abbastanza leggera e non da problemi sul campo, infatti il punto di fuoco mi è parso piuttosto preciso.
Si nota una leggera colorazione azzurro-verdognola a testimonianza della non completa apocromaticità di quest’ottica (ricordo che un ottica, secondo la legge di Abbe, è definita apocromatica quando è capace di far convergere in un unico punto di fuoco i canali R,G e B).
Non ho notato astigmatismo, tensioni, rugosità o errori zonali. La luce diffusa è ottimamente controllata.
Il campo è curvo, ma sinceramente non mi da alcun problema durante le osservazioni.

Prova sul campo:

(serata fredda e ventosa con seeing pessimo)
Il fondo cielo scuro e le stello puntiformi rendono le osservazioni a largo campo molto performanti. Un oculare UWA come il mio widescan da 16mm, regala, grazie alla corta focale dello strumento, una visione mozzafiato dei campi stellari galattici .
M42 a 20x (E.S. 20mm) appare ben staccata dal fondo, con il trapezio in parte risolto e le strutture di polvere accentuate.
Gli ammassi stellari nell’Auriga sono molto graziosi e si presentano con centinaia di stelline a “punta di spillo”.
Giove, durante una seconda serata con seeing migliore , a 133x (TMB planetary 6mm+ barlow televue 2x+diagonale dialettrico William Optic 31.8) appare molto contrastato, il piccolo diametro attenua il disturbo seeing. Le fasce sono ben contrastate e appaiono frastagliate. Si nota però la mancanza di risoluzione a causa del diametro piuttosto modesto. passando dal piccolo ED al grosso 12” sembrava di riacquistare la vista!
Stesso discorso sulla luna.

Conclusione:

questo telescopio è davvero ben fatto in ogni singola parte, sia dal punto di vista estetico che da quello funzionale. Le ottiche sono ben lavorate, e possono dare soddisfazione sia in ambito visuale che fotografico. Utile come telescopio da viaggio o come strumento “complementare” grazie all’adattamento termico estremamente rapido. la sua leggerezza e la sua compattezza, aiutano non poco nel trasporto.
Perciò, considerando anche il prezzo molto abbordabile, mi sento di consigliare vivamente l’acquisto di questo telescopietto, capace di sfruttare al massimo i 66mm della sua ottica.

martedì 27 dicembre 2011

osservazione solare 23/12/11



Nel primo pomerigio della pre vigilia mi sono dedicato una mezz'oretta all'osservazione solare tramite un filtro Baader Planetarium in astrosolar e il mio nuovo "gingillo". Un Tecknosky 66ED.
la comodità di utilizzo di questo telescopietto e le immagini molto contastate che esso genera, mi hanno permesso in tutta facilità di buttare giù uno schizzo del sole in quel momento.

domenica 25 dicembre 2011

TMB Planetary II 6mm


Fino a poco tempo fa, il classico oculare da Hi-res era senza dubbio l’ortoscopico. Questo oculare, grazie al suo particolare schema ottico e alle poche lenti in esso contenute permette una correzione delle aberrazioni e un miglior contrasto rispetto a oculari di diverso tipo. Purtroppo, l’ortoscopico possiede un campo apparente piuttosto scarso (può variare dai 43° ai 47°) e un estrazione pupillare che con focali basse affatica in pochissimo tempo la vista.
Gli oculari planetary della TMB, mirano ad un alto contrasto unito alla comodità di un ampio campo apparente e una buona estrazione pupillare.

DATI TACNICI:

N° lenti: 6

D. barilotto: 31.8mm

aFOV°: 60°

EP: 12mm

Peso: 141g

ESTETICA E MECCANICA:

l’oculare è esteticamente molto curato. Possiede il corpo in alluminio anodizzato nero opaco con 2 strisce di gomma ruvida per la presa che gli girano attorno. Sempre sul corpo è stampato il marchio del produttore, la focale e la serie (Planetary II) .
Il comodo paraluce in gomma svolge bene la sua funzione e può essere richiuso se necessario.
Il barilotto, nero come il corpo, presenta la classica scanalatura di sicurezza. Il barilotto, contiene internamente un doppietto negativo che funge da lente di barlow per portare l’oculare alla giusta focale indicata (probabilmente la focale nativa è di 9mm)
Sulla grande lente dell’occhio si nota il classico colore verdino dei riflessi, il che indica il classico trattamento multistrato FMC (Fully Multi Coated) usato delle ditte asiatiche.
L’opacizzazione mi è parsa di buon livello.

PROVA SUL CAMPO:

Contrasto: Buono, non eccezionale ma sicuramente buono.

Luce diffusa: accentuata

Astigmatismo: N/D

Distorsione: N/D (campo piano)

Ab. Cromatica: leggerissima anche su stelle bianche luminose (questo oculare restituisce immagini piuttosto “neutre”)

Ab. Sferica: N/D

Coma: leggero sul bordo

Immagini fantasma: N/D

Riflessi: N/D

Parallasse: con il paraluce abbassato è davvero fastidiosa, ma alzando quest’ultimo diventa più che tollerabile. la parallasse di questo oculare è introdotta dal barlow di serie montato nel barilotto, per cui, credo che il “fratelli maggiori” che non portano il doppietto negativo, possiedano una parallasse decisamente minore.

IN CONCLUSIONE

Sicuramente consigliabile, specie per chi come me possiede un Dobson. Questo oculare, grazie al suo aFOV° di 60° aiuta non poco l’inseguimento del soggetto ad alti ingrandimenti.
Anche il prezzo è più che abbordabile . Unico intoppo? In Italia non sono commercializzati, dovete acquistarli in UK o negli USA, oppure puntare all’usato come il sottoscritto.
Mi sento in dovere di aggiungere una cosa: devo ammettere che inizialmente non ero soddisfatto del mio acquisto. Le immagini più impastate rispetto a quelle del mio vecchio ortoscopico non mi convincevano affatto.
Ma poi ho notato una cosa. Osservare con un ortoscopico di 6mm è così fastidioso che alla fine, anche se l’immagine dell’ortoscopico è più contrastata, il fatto di osservare in tutta comodità giova alla visione stessa! TMB optical … hai fatto centro!

domenica 13 novembre 2011

è finita...finalmente!


nonostante questo sia un (modesto) blog, nel quale parlo di astronomia, vorrei dedicare qualche riga a l'evento che ha segnato la fine di quella che è stata l'epoca più squallida della storia italiana.
ieri sera (12/11/2011),alle 21.44, fra gli insulti, i cori e i lanci di monetine stile Craxi della folla, l'ex premier Silvio Berlusconi si è dimesso dalla carica consegnando la lettera al presidente Napolitano sul colle più alto della città eterna.
certo, sicuramente l'uscita di scena di questa figura non significa la fine dei problemi economici e politici dell'italia, ma sicuramente è un passo in avanti, teso ad un cambiamento, e questo è sicuramente un bene in una politica piuttosto "statica".
si spera che da qui a poco, l'Italia torni ad essere il paese della letteratura, dei poeti e dell'arte, invece che del "bunga bunga".
Credo che questo paese lo meriti...

domenica 30 ottobre 2011

Kellner TS 32mm



Questo oculare da 2” mi è stato dato di serie con il Dobson GSO da 12” dalla ditta Tecnosky, in una scatola di cartone di infima qualità e con i 2 tappi.
L’oculare si presenta solido, con una comoda fascia centrale in gomma ruvida per la presa e un paraluce molto ampio, le lenti appaiono con una sfumatura verdastra, indice del classico trattamento antiriflesso delle ditte asiatiche.
Il corpo, compreso il barilotto, è in alluminio anodizzato e porta sopra stampato la focale, il marchio del rivenditore (TS, telescope-service), la scritta “wide field” e il tipo di trattamento anti-riflesso (FMC.)
Il barilotto presenta la scanalatura di sicurezza ed ha una buona opacizzazione interna, anche sulla filettatura per i filtri.
Le finiture si possono definire di medio livello, nella media dei prodotti cinesi/taiwanesi attualmente in produzione.
Il paraluce di gomma aiuta l’occhio a posizionarsi al centro e funziona molto bene per eliminare riflessi di luci parassite laterali.

DATI GENERALI

D. barilotto: 2” (50,8mm)

Numero di lenti: 3 divise in 2 gruppi .

Peso: 300 g circa

AFOV° : 55°

PROVA SUL CAMPO

Contrasto: discreto.

Luce diffusa: piuttosto accentuata.

Cromatismo: visibile anche su stelle non particolarmente luminose.

A. sferica: si avverte in quanto il punto di fuoco è meno preciso del previsto.

Astigmatismo: presente ai bordi estremi.

Distorsione: leggera.

Parallasse: molto leggera, ma con il paraluce è praticamente irrilevante.

Riflessi: assenti.

Immagini Fantasma: assenti.

CONCLUSIONI
Essendo un oculare “di serie” non ci si potevano certo aspettare un grande risultato, ma visto il prezzo piuttosto basso (specie nell’usato), non mi sento di sconsigliarlo, sopratutto se si usa come oculare cercatore o per serate pubbliche. sinceramente, se si vuole davvero osservare con un oculare di questa focale, conviene mettere mano al portafoglio...

venerdì 8 luglio 2011

Ortoscopici Unitron T-Japan (Kasai) 9-7mm


ho testato a fondo questi 2 ortoscopici made in Japan sul mio newtoniano f5, ricavandone una buona impressione generale.

Meccanica/estetica:

la meccanica è molto solida e robusta come da tradizione giapponese. Gli oculari sono pesanti e dall’aspetto molto solido , il barilotto in ottone è spesso, liscio e con una resistente cromatura, senza scanalatura di sicurezza.
Il corpo di ottone (?) verniciato di nero con la forma a tronco di cono mi è parso di adeguata comodità dorante l’osservazione per “controbilanciare” la bassa estrazione pupillare.
L’opacizzazione interna mi è parsa molto buona.
Il trattamento antiriflesso “multi coated” dona alle lenti riflessi azzurrini
L’estetica è spartana, senza fronzoli inutili, il corpo dell’oculare porta scritto in cima la focale, il trattamento e lo schema ottico, di lato è incollato un piccolo adesivo con la scritta T-japan. Essendo questi oculari commercializzati all’epoca dalla ditta Unitron di Roma, portano in cima, vicino ai dati sopra riportati l’ incisione azzurra del nome “Unitron” a lettere maiuscole.

Prova sul campo :

questo schema ottico, non è molto adatto alle osservazioni deep sky, a causa del campo apparente molto ristretto, che può variare dai 43° ai 47°, che ,specie su telescopi non motorizzati, può dare qualche problema all’inseguimento. Tuttavia, grazie alle qualità sotto riportate, ho notato un ottima resa su oggetti poco estesi come nebulose planetarie e globulari.

Incisione: molto buona in entrambi i modelli.

Luminosità: in entrambi gli esemplari è molto buona, grazie alla presenza di “sole” 4 lenti nel progetto ottico (4 lenti in 2 gruppi, 3/1 ).

Luce diffusa: evidente nel 9mm, presente in maniera minore nel “fratellino” da 7mm su oggetti particolarmente luminosi.

Riflessi: N/D.

Coma: N/D.

Immagini fantasma: N/D.

Astigmatismo: nel 9mm è evidente ai bordi estremi ma non presente al centro, nel 7mm invece l’immagine risulta astigmatica in praticamente tutto il campo (anche se al centro in maniera piuttosto modesta).

Aberrazione cromatica: su oggetti stellari particolarmente luminosi (provato su Vega) , questa aberrazione si presenta nel 9mm leggerissima e nel 7mm è appena percepibile.

Aberrazione Sferica: entrambi gli oculari presentano un fuoco molto preciso, segno di una perfetta correzione della sferica.

In conclusione:

questi oculari sono ancora acquistabili in italia marchiati Kasai per una cifra di circa 80€.
Sconsiglio di acquistare questi oculari NUOVI.
consiglio invece di aggiungere 15-20€ al budget e acquistare gli ortoscopici della tedesca Baader Planetarium, che vantano trattamenti ottici fra i migliori attualmente in commercio, notevolmente più avanzati dei “fratelli” nipponici e una meccanica più gradevole e curata, oppure puntare nell’usato, all’interno del quale si possono trovare per circa la metà del prezzo del nuovo. Ma se si vuole più comodità e un campo più generoso, consiglio di rivolgersi verso moderni oculari planetari, decisamente più comodi e con prezzi ormai abbordabilissimi.

giovedì 30 giugno 2011

Astronomik CLS




Il filtro CLS è progettato per tagliare la porzione dello spettro visibile, nella quale emettono le lampade al Sodio e al mercurio dell’illuminazione pubblica, in modo da ottenere un abbassamento del chiarore del fondo cielo, rendendo più agevole e dettagliata la visione di soggetti deep sky da cieli urbani e sub-urbani.
Il filtro viene consegnato in una grossa scatola di plastica contenente un materiale spugnoso sul quale è riposto il filtro
Meccanica:
il barilotto è in alluminio anodizzato, leggero e resistente con sopra inciso marchio,tipo di filtro e un codice numerico.
Ho notato che il filtro, non è ben fissato nella sede, e si sposta di qualche decimo di millimetro tintinnando, ma essendo costituito da vetro PIANO, non crea problemi all’immagine, però può infastidire il fatto che un filtro di questo livello abbia simili problemi, sentendo diverse persone però, ho notato che solo alcuni filtri hanno questo problema, quindi generalmente non si presenta.
Prova sul campo:
sotto un cielo mediamente inquinato come il mio (mag. media stellare +5)il fondo cielo si scurisce vistosamente, lasciando intatta la luminosità degli oggetti e delle stelle, che però assumono una forte colorazione verde.
La cosa incredibile di questo filtro, e che può aiutare a staccare dal fondocielo tutti i tipi di oggetti deep sky, dalle nebulose ad emissione agli ammassi aperti o globulari.
Su nebulose come M42, l’effetto questo filtro è paragonabile a quello offerto dall’OIII omega optic, su oggetti come m57-27 invece l’effetto è ben più modesto.
Ha effetto addirittura su galassie di 12-13esima magnitudine (anche se in modo piuttosto modesto)
non ho notato riflessi interni introdotti dal filtro.
In conclusione
Se si tollera la forte colorazione delle stelle, lo trovo un filtro piuttosto consigliabile, fa bene ciò per cui è stato progettato.

giovedì 23 giugno 2011

Test widescan 16mm type III


il suddetto oculare è stato provato sul mio dobson da 12” f5, in una umida e calda serata estiva, attraverso un adattatore auto costruito in quanto non riesco ad andare a fuoco a causa della mancanza di bak focus del mio Newton. Cosa facilmente rimediabile artigianalmente, o mettendo mano al portafoglio acquistando l’adattatore 2”/1,25” a basso profilo della Baader Planetarium per la (sarcasticamente parlando) modica cifra di 28€.
Questo oculare è stato uno dei primi oculari ultragrandangolari a comparire sul mercato, possiede un AFOV° di ben 84°, formato da 31.8 e una costruzione generale di ottimo livello

MECCANICA ed ESTETICA:
l’intero oculare appare piuttosto massiccio,resistente e curato, come da tradizione Giapponese: possiede un corpo di alluminio anodizzato e un barilotto cromato in ottone piuttosto spesso e pesante,con la classica scanalatura di sicurezza.
L’itero oculare pesa 135 g.
Il paraluce ripiegabile in gomma, svolge bene il suo lavoro, ma va abbassato per permettere di godere a pieno dell’intero campo apparente.
L’opacizzazione interna del barilotto appare davvero ben fatta, anche sulla filettatura di alloggio dei filtri.
Le lenti presentano riflessi verdastri, il trattamento è multistrato.
In conclusione: ottima realizzazione generale.
Prova sul campo:

Luminosità: piuttosto buona senza segni di vignettatura.

Luce diffusa: è presente della luce diffusa attorno a stelle particolarmente luminose, ma in condizioni normali non da alcun fastidio.
Coma: il coma comincia a fare capolino intorno ai 60-65°, ma non mi ha causato alcun fastidio.

Incisione: l’incisione è buona, ma è ovvio che la moltitudine di lenti non si può pretendere una incisione molto alta, le stelle ad esempio sono sempre un po’ gonfie, meno puntiformi di come appaiono in un semplice Plossl, tuttavia per l’osservazione del cielo profondo si tratta di una prestazione più che buona.

Riflessi: è presente un molto debole su oggetti stellari particolarmente luminosi, non da alcun fastidio però.

Immagini Fantasma: si è presentata una leggera immagine fantasma inquadrando Vega, quindi, anche questo difetto si presenta nelle stesse condizione del riflesso, e come quest’ultimo non da alcun fastidio.

Astigmatismo: molto leggero oltre i 65, affatto fastidioso. Questa aberrazione è normale in oculari ultragrandangolari come questo.

Aberrazione cromatica: c’è una leggera iridescenza attorno a stelle molto luminose. Questo oculare da un immagine leggermente “calda”.

Curvatura di campo: la curvatura di campo è piuttosto accentuata (concava), ed è a mio parere il peggior difetto dell’oculare, in quanto, i difetti e le aberrazioni riportate sopra non danno problemi durante una normale osservazione.

In conclusione: questo oculare ha davvero buone prestazioni generali, anche se qualitativamente inferiori ad oculari di pari AFOV° più moderni come i Nagler, lo trovo davvero consigliabile, i suoi 84° di campo apparente sono davvero entusiasmanti da usare, e la sua realizzazione meccanica è davvero di ottimo livello. Nell’usato si trova intorno ai 90€.
Quindi se non disdegniate i compi curvi e disdegniate di dover sborsare oltre 250€ per un oculare di pari AFOV°(seppur qualitativamente molto buono)questo piccoletto degli occhi a mandorla potrebbe essere ciò che cercate!

mercoledì 22 giugno 2011

Test Explorer Scientific 70° F 20-10mm


Premetto dicendo che gli oculari che sto per descrivere, sono stati provati sul mio newtoniano f5 da 12” in configurazione dobson, in un’umida serata estiva.

MECCANICA ed ESTETICA
Il corpo degli oculari è realizzato in alluminio anodizzato, e presentano al centro un anello di gomma ruvida per una migliore presa. Il paraluce richiudibile in gomma mi è parso molto comodo, in quanto posiziona l’occhio alla giusta distanza, permettendo di cogliere comodamente l’intero campo di 70°.
Sfoggiano un barilotto di ottone cromato perfettamente lucido senza scanalatura di sicurezza.
L’estetica è piuttosto spartana (ricordano i Plossl Meade serie 4000) ma comunque curata e piacevole alla vista.
Il loro peso va dai 115 g per il 20mm ai 73g per il 10, il che li rende utilizzabili senza preoccupazioni anche su focheggiatori economici che tendono spesso a flettersi con un carico eccessivo.
Per quanto riguarda l’opacizzazione interna, non ne ho mai visto di peggiore, quella dei Kellner Konus è NETTAMENTE superiore (!)
L’interno del barilotto presenta la filettatura di innesto per i filtri perfettamente lucida, e la restante parte intera verniciata con un colore grigio scuro lucido (!!). (come può mai venire in mente di fare una opacizzazione lucida?)
Le lenti appaiono pure con dei riflessi verdastri, il che indica il classico trattamento multistrato usato dalle ditte asiatiche.

Prova sul campo:

Luminosità: molto buona in entrambi gli esemplari, grazie soprattutto alle sole 5 lenti previste dallo schema ottico.

Luce diffusa: piuttosto visibile nel 10 mm su soggetti luminosi quali Vega, stessa cosa nel 20mm ma in maniera minore.

Coma: presente in entrambi oltre i 60° (il che è comprensibile nel 20mm (75x) per ilrapporto focale spinto del telescopio, ma nel 10mm? (150x) .

Incisione: incisione generale molto buona, specie per il 20mm.

Riflessi: è presente un fastidioso riflesso su soggetti luminosi come Vega nel 20 mm, non ne ho rilevati invece nel 10mm invece.

Immagini fantasma: è presente un’immagine fantasma appena percepibile nel 20 mm se nel campo c’è una stella particolarmente luminosa, idem nel 10mm ma in modo un po’ più consistente.

Aberrazione cromatica: è presente una leggera e trascurabile iridescenza su oggetti stellari particolarmente luminosi. Interessante notare come il livello di aberrazione cromatica rimanga immutato anche al bordo estremo del campo(nonostante passi da un iridescenza di colore "caldo" in buona parte del campo e di colore "freddo" sul bordo estremo).

Astigmatismo: comincia ad essere percepibile in intra ed extrafocale oltre i 55-60°, ma non è affatto fastidioso.

Curvatura di campo: leggera (convessa)

Parallasse: non ho rilevato alcuna paralasse. ( NB: Con il dobson f5 la parallasse non è percepibile, ma con il Maksutov skywatcher da 90mm f13,8 la parallasse compare in modo molto fastidioso.)

In conclusione:
Sono oculari grandangolari di livello basso, se perdoniamo il facilmente rimediabile errore dell’opacizzazione interna, li trovo piuttosto consigliabili, in quanto comodi, leggeri e con un ottimo rapporto qualità/prezzo.

venerdì 29 aprile 2011

Test Plossl Heyford 40mm



Ho a lungo testato questo oculare di fascia economica, facendomene un’idea molto positiva.
I suoi dati sono: schema ottico Plossl, 4 elementi in 2 gruppi , F40mm, barilotto 31.8, aFOV 43° trattamento FC. Costo: 49€ (ottica Miotti)
Le prime cose che si notano tenendo in mano questo oculare sono l’estrema semplicità e la leggerezza.
Sfoggia un corpo nero d’alluminio verniciato con i dati stampati in giallo nella parte superiore. Il barilotto è perfettamente lucido e cromato senza scanalatura di sicurezza e ben opacizzato internamente.
I difetti più vistosi di questo oculare sono: il paraluce ridicolmente piccolo e basso, la filettatura interna per i filtri non opacizzata.
Il test è stato effettuato con il mio dobson da 12” f5, sul quale da 37,5x con FOV di 1,14° e un fondo cielo piuttosto scuro.
Il campo è corretto fino ai bordi, con una puntiformità e luminosità a mio parere molto buona.
Confermando di appartenere alla famiglia degli “ortoscopici”.
Il cromatismo è ben contenuto, e l’astigmatismo è leggerissimo sul bordo estremo.
Ho osservato un riflesso quando si portano oggetti molto luminosi come vega appena al di fuori del campo, dovuto probabilmente alla filettatura non opacizzata.
Sempre con quest’ultimo soggetto è comparsa anche una leggerissima immagine fantasma
La luce diffusa è presente ma molto leggera, e soprattutto non fastidiosa.
Fastidiosa invece la marcata parallasse, almeno finché non ci si abitua (io non ci faccio più caso)
Comoda l’estrazione pupillare, ottima per chi porta gli occhiali.
In conclusione: è un oculare che consiglio vivamente. Il rapporto qualità/prezzo è davvero ottimo, l’unica vera pecca è il modesto campo apparente, forzatamente piccolo per l’innesto da 31,8mm.

martedì 26 aprile 2011

rozzo test del Widescan 16mm

avendo avuto problemi di bakfocus insufficente per il suddetto oculare ho fdovuto costruirmi un adattatore con materiali di recupero. il risultato raggiunto non era male, ma veniamo al test dell'oculare: molto bello l'effetto "passeggiata spaziale" con quel campo immenso di 84°(!), le stelle mi sembravano abastanza puntiformi, anche se il seeing era un piuttosto scadente e non penso(anzi, ne sono sicuro) che l'"accessorio" costruito lo posizionava perfettamente in asse. la nitidezza mi è parsa buona fino ai bordi, anche se i bordi estremi cominciavano ad "intaccarsi" il fondo cielo era abbastanza scuro (salvo IL). questo test mi ha confermato quanto poco manchi al fuoco, quindo penso di acquistare un riduttore 2"/1,25" a basso profilo della Baader planetarium con uno spessore di appena 1mm (!!)

domenica 17 aprile 2011

disegno Polaris A/B


mi sono dedicato una mezzora circa alla polare, il cardine del cielo boreale.
con l'ortoscopico T-Japan da 9mm mi si peresenta una visione molto neutra e ben contrastata, le due componenti sono ampiamente divise, e l'immagine generale è molto gradevole.
allego il disegno fatto nella stessa serata direttamente all'oculare.

NUOVA ATTREZZATURA aggiornamento

a causa di diversi indirizzamenti di spesa e offerte varie, il mio nuovo parco oculari si compone così:
ORTOSCOPICI Unitron/T-Japan da 7mm e 9mm(45°)
UWA Explorer Scientific da 10mm e 20mm (70°)
Widescan Unitron 16mm (84°)
TS 32mm da 2" (65°)
Ploosl Heyford 40mm da 1,25"(43°)
filtro CLS (city light switch) astronomik 1,25"
filtro OIII Omega optic 1,25"

i motivi del cambio programma per quanto riguarda gli oculari è semplice, dato che a fine estate cambierò il telescopio principale, mi converrà spendere spendere solo una volta per un telescopio e un set accessori definitivo o quasi. oltretutto, oculari economici come gli UWA E.S. sono ottimi per serate publiche durante le quali non conviene usare strumentazione costosa a causa dell'"esuberanza" dei profani.

mercoledì 2 febbraio 2011

nuova attrezzatura

Approfittando di questo rigido inverno che ha portato la neve anche sulle soleggiate spiagge del mezzogiorno e mi ha impedito di osservare, se non in sporadiche ed effimere serate, ho deciso di rinnovare il parco oculari.
Detto questo, do l'addio con enorme affetto ai vari ploosl e al mitico Ke da 6,3mm che mi hanno accompagnato in questo lungo viaggio attraverso gli spazi interstellari a cavallo del mio fedele dobson da 12".
Il mio parco accessori si comporrà di :
1)Panoptic televue da 19mm, aFOV 68°, Ep 11mm per un totale di 7 lenti;
2)televue radian da 10mm, aFOV 60°, Ep 20mm. purtroppo non conosco il numero di lenti dello schema;
3)Baader ortoscopico (Abbe)7mm, aFOV 47°, Ep 7mm, 4 lenti in 2 gruppi;
4)Heyford Ploosl 40mm(31,8mm), aFOV 43. non conosco l'Ep, tuttavia è davvero abbondante;
5) oculare da 26-30-32mm ancora da definire;
6)COMA optic,barlow Apo tripletto;
7)Omega optic OIII;
8)astronomik CLS.

Ho deciso di tenere, del vecchio parco oculari, il più che valido Pl da 40mm, che sfodera immagini contrastate, brillanti e nitide ad un prezzo bassissimo,
il barlow apo, in quanto rimane una valida scelta per usi non "al limite",
il novo e valido filtro OIII.

Dei miei vecchi oculari farò una recenzione approfondita in futuro.

martedì 16 novembre 2010

Sessione osservativa 14/11/2010

La serata è cominciata verso le 00.40 e si è conclusa alle 05.45/55.
Dopo essere rincasato da una pizza con gli amici intorno alle 00.20, mi è mi è bastato il tempo di raccogliere il materiale cartaceo, posizionare il telescopio in cortile e prepararmi un buon caffè…
Ovviamente ho usato oculari di focali differenti fra loro, qui li presento e dopo, quando ne parlerò nelle osservazioni, li chiamerò per focale. Gli oculari sono: 32 mm TS (schema ottico ignoto) RKE 20mm RKS, Pl 10mm Skywatcher, Ke 6,3 mm Skywatcher.

M45: 32/20 mm
Il colore azzurro è evidentissimo e si nota una leggera nebulosità intorno a Merope.
Si vedono molte stelle di fondo oltre alle 7 più luminose, la visione è ovviamente spettacolare!
M42-43: 20/10/6,3 mm
M42, ogni volta che la vedo sembra sempre più bella.
Le “ali” senza OIII sono molto sviluppate, ci sono innumerevoli chiaroscuri e la nebulosità si estende in tutto il campo dell’oculare. Il trapezio è molto luminoso e si vedono altre deboli stelline sparse a casaccio nella nebulosità.
M43 con la sua neb. oscura è anche essa molto suggestiva.
Con l’aggiunta del filtro OIII, il fondo cielo si scurisce e i chiaroscuri si fanno più marcati, la visione generale è più “incisa”. Ora il “dente” appare frastagliato ed irregolare e M43 è ricco di chiaroscuri, la nebulosa oscura che lo attraversa è ora più netta.
A 150x (10mm+OIII) il dente è frastagliato e irregolare, ha particolari fotografici ed è davvero surreale.
Con il 6,3mm+OIII, a 240x circa, l’immagine si scurisce ma si “entra” quasi nella neb. oscura. Si notano tantissime sfumature grazie al luminosissimo sfondo, si vede dove le polveri sono più o meno dense, ora è davvero incredibile!
NGC 1977: 20 mm.
Con il 20 mm e l’OIII si stacca discretamente dal fondo cielo con la sua classica banda oscura ondulata che lo attraversa.
NGC 2024: 20 mm
Chiamata comunemente nebulosa fiamma, si stacca bene dal fondo cielo e appare nel campo dell’oculare con la luminosa ζ Ori.
È visibile nell’oculare come una nubecola tagliata in 2 da una regione scura che si dirama verso nord nella parte centrale, l’OIII non dà un grande aiuto, anche senza filtri però la forma è molto netta.
M78: 20 mm.
M78 è un oggetto che, devo ammettere, non mi è mai piaciuto. Si presenta all’oculare del dobson come una nebbiolina irregolare nella quale sono presenti 2 stelle, si intuisce nella parte inferiore la nebulosa oscura che la attraversa.
NGC 2237/39/46 (Nebulosa rosetta)+ ammasso NGC2244: 20 mm
Senza OIII si vede solo l’ammasso aperto NGC2244, composto da stelle di diversa luminosità e, sotto celi abbastanza bui (come nel mio caso, è visibile anche ad occhio nudo come una macchietta lattiginosa.
L’ammasso in se è molto esteso, non contiene molte componenti e non ci sono segni di condensazione.
Aggiungendo l’OIII, le stelle dell’ammasso perdono luminosità, ma tutto intorno all’ammasso si forma una specie di nebbia, come se l’oculare fosse appannato. Questa “nebbia” è davvero molto estesa e forma un “buco” dove risiede l’ammasso. Piuttosto suggestivo,direi!
M1: 20 mm.
Si stacca molto bene dal fondo celo, ha l’aspetto di una nube molto irregolare e si intuisce anche qualche filamento interno, qui l’OIII non aiuta molto anzi…
NGC 1750/58: 20 mm.
Sono 2 ammassi aperti che si trovano fra le “corna” della costellazione del Toro. Questi due ammassi appaiono uniti solo in prospettiva, non hanno alcuna interazione gravitazionale fra loro.
All’oculare appare un bell’ammasso stellare abbastanza ricco di stelle discretamente brillanti, privo di condensazione.
Osservando con più attenzione si riesce anche a distinguere un ammasso dall’altro.
M36/37/38: 20 mm
A mio avviso, il più bello di questi tre ammassi stellari è M37.
Questo ammasso appare nell’oculare con centinaia di stelline minutissime che hanno come sfondo un cielo nerissimo, ha una modesta concentrazione centrale e forma vagamente sferica.
M36 ed M38 invece possiedono astri più brillanti ma in numero inferiore, senza alcuna condensazione.
M36 ed M37,sotto un cielo discretamente buio, sono visibili ad occhio nudo come piccole macchiette nella costellazione dell’Auriga.
M35: 20 mm
È un ammasso molto affascinante, è molto ricco di stelle, non possiede segni di condensazione e le sue componenti sono di innumerevoli luminosità, come per dire “c’è né per tutti”!
NGC 2392 (eskimo): 20/10 mm
Appare nel campo del 20 mm davvero piccola ma davvero luminosissima!
Già così si riescono a cogliere particolari come la differenza di luminosità dal centro all’esterno.
Con il 10 mm è molto più godibile, ora si vede chiaramente un nucleo pressoché sferico circondato da un “anello” nebuloso un po’ più scuro; si intravedono alcuni chiaroscuri.
Con l’OIII questa planetaria diventa così luminosa che i chiaroscuri spariscono e il nucleo appare “bruciato”.
Ammassi aperti fra Unicorno e Cane mag.: 20 mm
La parte inferiore (e non solo) delle costellazioni Unicorno e Cane maggiore è ricchissima di ammassi stellari. Osservare quelle aree ricche di stelle è davvero molto emozionante.
In questa vasta area di cielo si possono ammirare miriadi di ammassi più o meno luminosi, alcuni sono composti da stelle finissime e piuttosto concentrate, altri sono così dispersi da essere di difficile individuazione, quasi ci si perde!
M46: 20/10 mm
È un oggetto molto bello ed interessante, appare nell’oculare come una miriade di stelle finissime (ricorda un po’ M37 in Auriga) con un accenno di condensazione centrale, ma ciò che rende interessante questo ammasso è la nebulosa planetaria NGC2438 ,che appare (prospettivamente) quasi al centro dell’ammasso.
A 150x +OIII appare sferica e di forma anulare, nonostante il filtro faccia perdere luminosità, il campo stellare rimanente crea un effetto molto suggestivo.
M47
Rispetto a M46, questo ammasso di stelle ha componenti molto più luminose, sparse su un’area piuttosto ampia.
Il numero di stelle di cui è composto è comunque ben inferiore a quello del suo “vicino”.
M44: 32 mm
È un oggetto davvero enorme, è davvero suggestivo!
Si capisce subito perche viene chiamato l’Alveare.
Innumerevoli stelle, alcune delle quali con luminosità molto alta, sono sparse in un’area parecchio più grande della luna piena. Il modo migliore per apprezzare questo oggetto, a causa delle sue grandi dimensioni, è però il binoolo.
M67: 20 mm
È un ammasso stellare abbastanza ricco, è composto da componenti di luminosità varia, anche se mediamente bassa, ha una leggera condensazione, a 75x è completamente risolto.
M97: 20/10 mm
È un oggetto piuttosto esteso, nonostante la sua natura di nebulosa planetaria.
Appare nel campo del 20 mm come una sfera gassosa ben staccata da un fondo cielo non particolarmente ricco.
Il contrasto aumenta parecchio con l’aggiunta dell’OIII. Con il 10 mm a 150x + OIII la visione è ben più suggestiva, si osservano al suo interno due stelline ed alcune differenze di luminosità.
M108: 20/10 mm
Questa luminosa galassia si osserva come una macchia di luce fortemente ovale e ben staccata dal fondo cielo, ha un nucleo puntiforme e molto luminoso.
A 150X il fondo cielo si scurisce e la visione diventa più comoda, niente di più.
Se si usano ingrandimenti bassi, questa galassia può essere osservata insieme a M97.
NGC 3226/7: 20/10 mm
Se il mio cielo fosse un pizzico più scuro, queste galassie si vedrebbero a contatto l’una con l’altra. Anche nel mio caso,comunque, si capisce perfettamente che sono 2 galassie interagenti.
Una è un po’ rotondeggiante, l’altra è decisamente più oblunga, il loro nucleo è piuttosto concentrato, quasi puntiforme, hanno entrambe un alone molto sviluppato e sono immerse in un fondo celo piuttosto povero di stelle.
Queste due galassie in interazione sono uno dei miei oggetti preferiti, sotto cieli scuri la loro osservazione è davvero emozionante.
M65/66/ NGC3628:20/10 mm
A 75X si osserva perfettamente la forma bizzarra di NGC3628, appare come una nubecola di forma molto allungata e dalle estremità sfumate. Si intravede oltretutto nella parte inferiore una regione più scura di polveri che la attraversa.
M65 a 150x appare con un nucleo molto pronunciato e luminoso, si intuisce una forma ad “S” molto allungata con le estremità che sfumano gradualmente.
M66 ha un alone molto più rotondeggiante.
Possiede un nucleo piuttosto luminoso che si allunga visibilmente per buona parte dell’alone in modo rettilineo. Penso che questi luminosi “filamenti” siano la “barra” dalla quale poi si sviluppano le classiche spire delle galassie a spirale barrata come questa.
NGC 3187/85/90/93: 20/10 mm
Questo splendido quartetto di galassie è a mio avviso davvero suggestivo.
NGC 3193 ed NGC 3190 sono le più luminose del gruppo e quest’ultima esibisce un nucleo molto puntiforme ed una forma allungata.
NGC 3193 appare vicinissima ad una stella di discreta luminosità che tuttavia non ne condiziona l’osservazione. Ha la forma nettamente sferica e un alone piuttosto esteso con una luminosità che sciama gradualmente dal centro verso l’esterno.
NGC 3187 è appena visibile in visione distorta, appare come una minuscola macchiolina al fianco di NGC 3190.
NGC 3185 esibisce un’accentuata forma ovale ed un nucleo molto puntiforme.
Saturno 10/6,3 mm
Eh si! Mentre il buio cominciava a vacillare per colpa del sole, è sorto Saturno.
Nonostante una turbolenza molto intensa a causa dell’altezza scarsa e le dimensioni angolari piuttosto scarse, si distinguevano senza alcuna difficoltà le anse degli anelli e per un istante mi è sembrato anche di intravedere la divisione di cassini.
Ormai le stelle inghiottite dall’azzurro del cielo sembrano spegnersi lentamente come piccoli fuochi senza più legna.
Così, una giornata comincia e un’avventura finisce.

venerdì 8 ottobre 2010

103/p Hartley

ho avuto modo in questi giorni di seguire la cometa 103/P hartley, approfittando di alcuni sprazzi di sereno.
a 75x (20mm) con il dobson da 12" appare come un batuffolo dal nucleo puntiforme. e davvero enorme! appare in un campo discretamente ricco di stele, la sua magnitudine è molto buona(+5,3).
per il 21 ottobre si prevede tocchi la mag +4,9, ma speriamo in un outburst (chi non ricorda la holms?)

domenica 5 settembre 2010

...astro...fotografia

è nato un nuovo blog nel quale racconto le meravigle del cielo attraverso l'"occhio" in silicio della mia nuova reflex Canon EOS 1000D e alle sue immagini. ovviamente "deep sky night" non chiude i battenti, continuerò a pubblicare esperienze e cosigli...
il link lo trovate nella colonnina delle informazioni a destra in "sezione fotografia"

martedì 10 agosto 2010

Dal tramonto all'alba...

Nella sera fra il 7 e 8 agosto mi sono permesso una serata in una piccola “piazzola” a pochi metri da casa. Questa piazzola è ricoperta di erbetta molto bassa che contiene efficacemente il calore.
La serata è buona, ma non eccezionale. Comincio a montare il tutto. Al tramonto sono “operativo” con il dobson in perfetta temperatura.
Il primo oggetto della serata è Albireo, per chi non l’avesse mai osservata è meglio che si affretti a farlo! A 75x sono due gemme colorate sopra un tappeto di stelle, si risolvono già nel cercatore 9x50!
Si continua con gli ammassi del Sagittario. Grazie alla bassa ostruzione del secondario ( 21%), le stelle sono molto puntiformi, di poco più grandi del mio acro f 8, ma con un’immagine molto più luminosa.
M11, a bassi ingrandimenti sembra un globulare, e da 75x che si comincia a sospettare la sua vera natura. A 150x le stelle si sparpagliano, ora si che sembra un ammasso aperto. In qualunque caso e molto suggestivo!
Dopo una breve ricerca, approdo sui due ammassi M18 e M24. M24 ha stelle molto fini e minute, M18 invece è meno concentrato ma più luminoso. Entrambi appaiono in un campo particolarmente ricco (siamo in piena Via Lattea, non dimentichiamolo!).
L’oggetto che però mi ha più stupito è stato M17 (the Omega nebula) che con l’OIII mi ha fatto annotare: "...è stupenda, sembra una fiamma. Sono visibili molti chiaroscuri, la sua nebulosa oscura è visibile come un “buco” fra la nebulosità..."
E anche questo oggetto è immerso in un ricco campo stellare, che purtroppo viene fortemente penalizzato dall’OIII.
Davvero bella anche M27 (dunbell nebula). Iinfatti, questa enorme planetaria dava il meglio di se già a 75x. Su questo famoso oggetto ho annotato: "... senza OIII sembra una foto a bassa esposizione, è immersa in un campo ricco di stelle di varia grandezza. .." Con l’OIII le stelle si “oscurano” ma la planetaria si presenta in tutto il suo splendore! Ha una colorazione verdognola e si osservano parecchi chiaroscuri e variazioni di luminosità.
Ora non poteva mancare una famosa gemma quale M57, che per me rappresenta la “classica” nebulosa planetaria, quella che uso come esempio quando parlo di questi oggetti.
Su di essa ho potuto annotare: "...appare in un campo abbastanza ricco, è davvero luminosissima e con l’OIII si stacca perfettamente.sembra una fotografia! A 150x +OIII si vede il bordo sfilacciato e frastagliato..." Anche qui, purtroppo, il filtro interferenziale ha segato le gambe al campo stellare.
Si passa al glorioso cigno con NGC6960 (velo). Su questo oggetto ho scritto:"... a 75x + OIII non mi sta tutta nell’oculare, è comunque molto ben “disegnata” e immersa nelle stelle della Via Lattea. La biforcazione è evidente e, nonostante 52cygni, la stella che le si proietta dentro dia un po’fastidio, fa un effetto molto suggestivo..."
Stessa cosa per l’altra parte della neb. velo, NGC6995.
A 75x + OIII è davvero enorme e stupenda, sembra una fotografia monocromatica, ha tantissimi filamenti intrecciati, giochi di luce e chiaroscuri e forma un arco enorme e frastagliato. Davvero surreale!
Si passa ad M29, tanto per “rimanere” in zona. È molto ricco di stelle, ma ne ha così tante sullo sfondo che viene un po’ penalizzato!
Nel frattempo, Giove si è alzato parecchio e uno sguardo al“Re” non potevo certo farmelo mancare!
Purtroppo la turbolenza è presente e sembra che si sia messa comoda. Si distinguono, comunque, diversi festoni sulla banda rimasta, gli scurimenti polari sono ovviamente evidenti, insieme a fasce minute sotto la NEB, e sotto ciò che rimane dalla SEB. Spingendo con l’ingrandimento, i satelliti diventano dei dischetti colorati, il che permette di riconoscerli.
Dopo questa osservazione, ho voluto “rilassarmi” girovagando nei campi stellari della Cassiopea e del Perseo, molto suggestivi anche se non ricchissimi di stelle.
A questo punto non posso che fermarmi e contemplare la Via Lattea estiva, che si congeda verso est insieme alle sue nebbiose nubi di stelle lasciando il posto a quella invernale con stelle brillanti su di un cielo nero pece! Il tutto dall’orizzonte est fino allo zenit e da lì fino ad ovest. Meraviglioso!
La notte è accompagnata dal lamento continuo dei cuccioli di volpe lasciati soli dalle madri durante la notte. Nonostante le volpi siano molto graziose, sarei stato più tranquillo senza sentirmele gironzolare lì vicino, ma che ci si può fare?
Con Andromeda molto alta ed M31 ben visibile, mi dedico all’osservazione di questo meraviglioso oggetto.
È tutto nebbioso, non mi sta’ tutta nell’oculare WA da 20 mm (75x), Il nucleo è molto puntiforme e luminoso, si notano bene due bande scure e quella più interna appare frastagliata verso il nucleo. La terza banda è appena visibile. M32 ed M 110 sono luminosi e nitidi, entrambi con il nucleo puntiforme e l’alone “allungato”.
Si passa ora a M33, la galassia del triangolo. E' davvero bella ed è anche molto grande. Si vedono bene due bracci molto granulosi, la sua luminosità superficiale è tuttavia molto bassa, in quanto questa galassia si presenta praticamente di fronte.
A questo punto “ritorno” su Andromeda con NGC404, una galassietta di mag. 10.1.
Su questo oggetto ho scritto:"... appare come una nube sferica un po’ sbiadita, il nucleo è molto puntiforme, quasi stellare..." Purtroppo una stella di mag. 5,6 è presente nel campo è da non poco fastidio.
Altra graziosa galassia è NGC1023, una galassietta situata nella costellazione del Perseo e, nonostante sia di magnitudine maggiore della precedente (10.4), è ben più luminosa in quanto vista quasi di taglio. Mi ricorda molto M31 vista nel cercatore. Il nucleo qui è sferico e poco puntiforme.
Un oggetto che avevo momentaneamente trascurato sono senza dubbio le Pleiadi. Sono ovviamente stupende, di un blu ghiaccio davvero fantastico, con la nebulosità ben visibile attorno a Merope e ad alcune altre stelle dell’ammasso.
Anche se bassissima tento l’M1, famosa S.nova nel Toro, la forma è netta, ma a causa della sua altezza e dell’alba appena iniziata, non si nota altro.
E ora, come se ne è andato ore prima, il sole è tornato e con la sua luce sta inghiottendo nuovamente tutte le stelle, mentre Orione comincia a sorgere glorioso a sud-est,con la splendente Betalgeuse e la sua cintura.
Uno spicchio di luna fa ora capolino dietro gli alberi, ecco un compenso extra per la nottata in bianco.
Ora le rondini cinguettano nuovamente, si vedono di nuovo gli alberi ondeggiare, il torrente scorrere e l’aria farsi più fresca .
Che dire? A volte, al caos moderno preferisco il silenzio di una notte e la brezza dell’alba…

Davide Tundis




CIELI SERENI

domenica 20 giugno 2010

migliorie ai vecchi focheggiatori Synta....


Il fabbricante cinese Synta (alias Skywatcher-Konus-Ziel) lancia da anni sul mercato telescopi che, grazie al loro costo relativamente modesto e alla qualità più che discreta, hanno rivoluzionato l'intero settore dell' astronomia amatoriale.
Da qualche anno a questa parte il design dei modelli è cambiato insieme ad alcuni piccoli accorgimenti. Migliori trattamenti, qualità ottico-meccanica migliore.
Il problema maggiore che opprimeva i vecchi modelli di rifrattori acromatici e newton era, a mio modesto parere, il focheggiatore.
Esso, come altre parti meccaniche, è nella vecchia serie ricoperto da un grasso lubrificante (se cosi si può chiamare) appiccicosissimo e denso, mi ricorda molto la resina degli alberi, anche per il colore giallognolo. E' questa sostanza che rende scattoso e durissimo il movimento di focheggiatura, e vi assicuro che un telescopio poco stabile con un focheggiatore duro e scattoso...beh, non è semplice da gestire al meglio.
Il focheggiatore in se, tuttavia, non è malissimo. Per migliorarlo bastano semplici accorgimenti.
Smontate il focheggiatore svitando le quattro viti nere che lo tengono. A questo punto vedrete il pignone che gira ruotando le manopole con sopra un fermo di forma quadrata con due alettine all'estremità. Tirate fuori il fermo senza piegarlo.
Estraete il pignone ora libero ed il tubo con la cremagliera.
Come notate è tutto appiccicaticcio e pieno di quel grasso scadente: và tolto.
Purtoppo, l'alcol etilico non lo scalfisce affatto e l'acetone ha serie difficolta a farlo. Il solvente più efficace e allo stesso tempo più reperibile è la benzina...si, avete capito bene, semplice benzina verde (anche se può sembrare banale, non usate gasolio!! Peggiora le cose senza togliere nulla). Bagnate un panno con della benzina e rimuovete con esso i residui di grasso su tutti i componenti, non ne deve rimanere nulla.
A questo punto asciugate la benzina sulle componenti e ungete il tutto con del comunissimo olio motore , anche quello per motori a 2 tempi va bene. Spargete l'olio... non vi preoccupate se sulla cremagliera non entra fra i dentini. Oliate bene la parte superiore del tubo dove tocca la vite di blocco. Rimontate il tutto oliando le scanalature della culatta del telescopio dove alloggiano le astine del pignone. Stringere troppo le 4 viti nere che chiudono il meccanismo farà appesantire il movimento di focheggiatura, quindi trovate il punto di chiusura delle viti che vi sembra migliore.
A questo punto il focheggiatore dovrebbe essere più leggero e preciso, ovviamente al posto dell' olio si può usare del grasso, chiaramente di qualità!
Con questo trattamento il mio piccolo konus ha un focheggiatore più preciso del Craiford senza demoltiplica che equipaggia il mio GSO dobson da 12".
Alla prossima!